Un “basta” illuminato
Sull’inconcludenza un po’ magica
Del non far niente
Di febbraio
Isolamento dagli acufeni
Delle menzogne
Delle presenze
Delle notifiche
Delle nuove “experience”
Scie chimiche
Dell’operosità umana
Un “basta” illuminato
Sull’inconcludenza un po’ magica
Del non far niente
Di febbraio
Isolamento dagli acufeni
Delle menzogne
Delle presenze
Delle notifiche
Delle nuove “experience”
Scie chimiche
Dell’operosità umana
Questa è una delle poesie che vorrei facessero parte di un piccolo progetto futuro. Sono tornato a cimentarmi con brevi storie (poesia suona antico) frequentando la spiaggia di una marginale località di mare dove recentemente mi sono ritrovato a vivere in esilio (chi può prevedere dove ti porta la vita?).
È un frammento grezzo, in evoluzione, oppure rimarrà così, ispirato da uno di quei tramonti che si possono vedere fuori stagione scrutando l’orizzonte di acqua salata, mossa, polverosa e potente:
“Presto bruceremo tutto
Ma prima
Agli albori
C’era una bellezza
Stupori, albe e solo
Fatalità
Di un andare senza senso
E quella solitudine
Rassicurante
Milioni di minuti
Tutti identici
Il succedersi
Senza amore
Le nuvole
I lievi bagliori lunari
Di sconosciuta
Bellezza”

Fumo con la pioggia (cin cin)
Potere al popolo!
Ma il popolo non vuole il potere.
Potere ai ricchi!
I ricchi delegano al popolo
Che si auto-incula
