Con la tua grossa automobile Immersa nella nebbia di un febbraio – Bip intermittente continuo impellente Attendi paziente un bastimento Che percorre la foce, fino al finale
Gorghi come idee strambe Legni si avvicendano, emergono Scompaiono nel dubbio dell’insuccesso Il tuo sporco lavoro di guardiano Di favole altrui, oramai scadute
Questa è una delle poesie che vorrei facessero parte di un piccolo progetto futuro. Sono tornato a cimentarmi con brevi storie (poesia suona antico) frequentando la spiaggia di una marginale località di mare dove recentemente mi sono ritrovato a vivere in esilio (chi può prevedere dove ti porta la vita?).
È un frammento grezzo, in evoluzione, oppure rimarrà così, ispirato da uno di quei tramonti che si possono vedere fuori stagione scrutando l’orizzonte di acqua salata, mossa, polverosa e potente:
“Presto bruceremo tutto Ma prima Agli albori C’era una bellezza Stupori, albe e solo Fatalità Di un andare senza senso E quella solitudine Rassicurante Milioni di minuti Tutti identici Il succedersi Senza amore Le nuvole I lievi bagliori lunari Di sconosciuta Bellezza”