Riflessioni sanremesi

Foto: Wolfgang Amadeus Mozart

Noto questa fame di località, di orticello. C’è fame di individualità, il comune, la regione, il nord, il noi, i negri. A qualche decennio da cuando ciera LVI abbiamo ricominciato a pensare in modo divisivo, belli i tempi in cui ci si sentiva popolo al potere (ho usato la prima persona plurale a sproposito, essendo io una merda individualista da sempre).
Ma chi si fida di questi? È nato prima l’uovo o la gallina? Cioè sono merde quelli che governano o siamo noi tanto merde da volerli al governo? Non è una mia opinione che la classe dominante, oggi, sia espressione del più becero opportunismo.
A me non cambia un cazzo, io ho più o meno trovato il modo di arrabattarmi, un po’ di culo deqquà, un po’ di merito dellà, ma se per le cose di tutti i giorni può bastare, chi ti salva se ti serve un’operazione alla pancia? O un mutuo. Li entra in azione la società, questa utopia malfunzionante ma essenziale per la quale trovo le uova fresche allevate a terra al Lidl. Ma quando non ti puoi fidare della filiera integrata Amadori, caro mio, non ti puoi fidare nemmeno del chirurgo.
Che c’entra con le fazioni?
Allarme pm10, stiamo soffocando tra le polveri sottili schiacciate dall’alta pressione stazionaria, la bassa padana come una camera a gas. L’idea è quella di pedonalizzare il centro, così ci saranno meno auto, in centro.
Lo vedete anche voi il meme di Eddy Murphy che si tocca la tempia?
Così per andare da un lato all’altro della mia pidocchiosa cittadina devo fare 4 km al posto dei 500 m che percorrerei attraversando la piazza. Quanta Co2 ho emesso? Ma lo spritz del sindaco è salvo.
Ma come dire, è sempre vero che nella nostra smargiassa, inquinata società si vive mediamente di più che un qualsiasi paradiso naturale infestato di animali feroci o velenosi (lo chiamavamo terzo mondo, ora paesi emergenti, da cosa poi?).
Pecore.

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